Una scena quotidiana
Un bambino cade durante il gioco. L’adulto può reagire con un richiamo veloce: “Stai attento!”. Oppure può fermarsi, guardarlo negli occhi, chiedere “Ti sei spaventato?”, e tendergli la mano.
La differenza non sta solo nelle parole, ma nello sguardo (il gesto invisibile): nel primo caso il bambino si sente corretto, nel secondo si sente riconosciuto.
Che cos’è la presenza
Essere presenti non è “fare di più”. È fermarsi un istante per esserci davvero, con il corpo, con lo sguardo, con l’ascolto.
È quel segnale silenzioso che dice al bambino: “Ti vedo, ti accolgo, conti per me”.
Perché è importante
- Un adulto presente riduce i conflitti, perché il bambino non ha bisogno di cercare attenzione in altri modi.
- La presenza calma e regola: il bambino impara a gestire emozioni guardando come l’adulto le contiene.
- Nella relazione nasce fiducia, che sostiene entrambi nei momenti facili e in quelli più difficili
Micro-pratica per oggi
Scegli un momento della tua giornata in cui sei in relazione con i bambini o con tua/o figlia/o.
Quando ti accorgi che stai per rispondere in fretta, prova a respirare.
Poi chiediti: Che cosa ho notato di nuovo nel bambino? Che cosa è cambiato in me?
Conclusione
La presenza non è una ricetta magica. È un allenamento quotidiano, fatto di piccoli gesti che, con il tempo, trasformano le relazioni.
Non è solo un dono per i bambini: è anche un modo per chi educa di ritrovare calma, senso e fiducia.
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